Insieme per la Costituzione

screen-capture-41.png“Giovani confidate nell’Italia. Confidate nella sua fortuna se sarà sorretta dalla vostra disciplina e dal vostro coraggio: confidate nell’Italia che deve vivere per la gioia e il decoro del mondo, nell’Italia che non può cadere in servitù senza che si oscuri la civiltà delle genti. In questo giorno 9 novembre dell’anno 1943 in nome di questa Italia dei lavoratori, degli artisti, degli scienziati, io dichiaro aperto l’anno 722° dell’Università padovana”.

Con queste parole Concetto Marchesi inaugurò l’anno accademico dell’Università di Padova, aprendolo non nel nome del Re e del regime ma del popolo italiano. Pochi giorni dopo il grande latinista e futuro membro dell’Assemblea Costituente si dimise da Rettore con parole durissime contro il regime fascista. Dico in premessa che non intendo usare questa citazione per sostenere che in Italia ci sia un dittatura, anzi reputo profondamente sbagliata una tale affermazione. Piuttosto uso le parole di Marchesi, quell’esortazione ai giovani che lui fa, per rivolgermi ai tanti miei coetanei impegnati in iniziative sociali, civili e politiche. Scrivo a questo vasto e ricco mondo di ragazze e ragazzi per chiedere un duplice impegno.

Il Primo. Essere giovani in questo Paese non è cosa semplice, molti accreditati osservatori economici, tra questi Tito Boeri, chiaramente stanno denunciando che sono le nuove generazioni a pagare il prezzo più alto della crisi economica in atto. La funzione dei ragazzi impegnati a vario titolo e modo nella comunità politica e sociale è duplice: da un lato, lottare per ridurre le diseguaglianze sostanziali che affliggono la nostra generazione, dall’altro, immaginare un radicale cambiamento della democrazia nel nostro Paese. Proprio in relazione a questo secondo obiettivo è facile osservare che lo stato di salute della democrazia italiana non sia dei migliori. La democrazia si è via via ridotta ad un rapporto diretto ed unilaterale tra “Capo” e “popolo” determinando così la morte di tutte le istanze intermedie, funzionali ad un sano sviluppo di una democrazia matura. Ogni questione di interesse generale diventa una prova muscolare tra buoni e cattivi, tra guelfi e ghibellini, tra chi sta con il “Capo” e chi contro di lui. Una democrazia ridotta ai minimi termini, banalizzata, tutta concentrata sui vizi e le virtù di un capo piuttosto che di un altro, il tutto centrifugato dai palinsesti televisivi che fanno la vera cultura italiana. Una democrazia sempre più illiberale, sia nel campo delle libertà civili che in quello economico dove troppo spesso l’interesse corporativo soffoca la libera determinazione del futuro professionale di migliaia di giovani. Imputare tale degenerazione al solo Silvio Berlusconi è da sciocchi, lui ha dato un contributo determinante ma quantomeno su tutti gli altri attuali protagonisti della vita politica italiana pesa una grave e dolosa omissione, se non addirittura una piena condivisione di tale degenerazione. Di fronte a questo scenario occorre riflettere e condividere un comune sforzo per ridare pieno significato alla parola democrazia, sottraendola alle sabbie mobili della sua banalizzazione. Se da un lato internet e i social network possono fungere da detonatore per una riappropriazione della democrazia, dall’altra però occorre recuperare il valore dei luoghi fisici nei quali si fa materialmente la democrazia e dei metodi propri di essa che non si esauriscono nel circuito della rappresentanza, guardando alle nuove forme di democrazia partecipata sino alla dimensione della cittadinanza attiva che su circoscritti ambiti del vivere sociale si fa Stato.

Il secondo invito che faccio è da inquadrare nella battaglia per la piena attuazione della Costituzione, declinando in senso propositivo questo impegno, evitando in tal modo di recintarsi dentro una mera attività di difesa. La Costituzione andrà difesa nel momento in cui ci saranno interventi legislativi che ne colpiranno i principi irrinunciabili. Tra questi c’è la forma repubblicana del nostro Stato, la centralità del Parlamento, la sovranità popolare nelle forme e nei limiti stabiliti dalla stessa Carta, il riconoscimento e la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la libera manifestazione del pensiero, la centralità del lavoro sia esso dipendente o autonomo.
Di fronte a possibili stravolgimenti di taluno di questi principi, la risposta dovrà essere ferma e netta, ma compito di chi, giovane, si impegna nella e per la comunità dovrà essere anche di realizzare quelle parti della Costituzione che fino ad oggi sono rimaste inapplicate nella vita di tutti i giorni.

Un tale duplice invito deve per sua natura rivolgersi a tutti, non essendo ammissibile l’evocazione di una sorta di “partito” della Costituzione. La Carta è di tutti gli italiani e nessuno può usarla come vessillo “di parte”. Tanto più se la si vuole difendere, bisogna prima di tutto rivendicare la valenza trasversale ed universale del suo contenuto.
Spero che presto si possa arrivare ad un manifesto generazionale per la democrazia e la Costituzione.

Mattia Stella, Giovani per la Costituzione

Ricette democratiche per tempi migliori

caln-2010-bub.jpgDocumento programmatico del CRS (Centro per la Riforma dello Stato)

Crisi della politica e crisi della democrazia si stanno intrecciando in modo perverso. Sciogliere il nodo o tagliarlo? La solita ingegneria istituzionale, o alternativa di sistema politico?

La crisi della democrazia in Italia si sta ancor più approfondendo e coinvolge culture, soggetti, poteri, ordinamento. Le deboli istituzioni della rappresentanza sono minacciate da scorciatoie leaderistiche che impongono drastiche contrazioni della funzione storica delle assemblee elettive. Le semplificazioni plebiscitarie e populistiche svuotano in profondità il parlamento e rendono del tutto retorica la stessa nozione classica di sfera pubblica generale. L’illusione che dalla rigida contrapposizione tra partiti e società civile, parlamento e leadership autorevole nascesse una efficace democrazia governante è del tutto naufragata. Il restringimento dei momenti istituzionali dell’azione politica rende opaca la stessa presenza dei cittadini e dell’associazionismo civico nello spazio pubblico ormai residuale. L’inaridimento dei canali di partecipazione in passato aperti attraverso i partiti non è stato contrastato e con la estrema personalizzazione della politica si assiste anzi ad una drastica caduta delle mediazioni sociali e istituzionali. L’eclissi dei partiti e la crisi della funzione di integrazione sociale svolta dai sindacati nel corso dell’esperienza repubblicana hanno approfondito il malessere di una democrazia nella quale il momento elettorale si è caricato di una valenza ultraplebiscitaria all’insegna di uno sbiadito schematismo bipolare. Si è affermata in questi anni una pallida democrazia elettorale di investitura nella quale, alla stanca retorica della avvenuta restituzione dello scettro al cittadino, corrisponde la reale sottrazione agli elettori del potere di votare la lista preferita, a causa del grottesco gioco di un illogico intreccio di soglie di sbarramento. Con il perverso meccanismo della lista bloccata agli elettori è tolto persino il potere minimale di scegliere la persona del proprio rappresentante.

Gli effetti che ricadono sul sistema parlamentare sono devastanti. Con una torsione verticistica della governabilità che non ha raffronti nelle altre democrazie europee, al parlamento è negato il potere di discutere e decidere. La decisione politica è ormai un campo riservato al solo livello dell’esecutivo che opera in condizioni di continua emergenza e ricorre all’abuso della decretazione d’urgenza e al ricorso smodato alla questione di fiducia. Con il declino del partito di massa e con la crisi della rappresentanza, la politica viene ridotta a gioco elitario, sempre più subalterno alle rivendicazioni dei più potenti gruppi economici e mediatici e non riesce più a intercettare i bisogni della società. Alla crisi della funzione epocale della politica non si risponde affatto con la proliferazione di una molteplicità di autorità indipendenti o con le intermittenti illusioni regressive di grandi riforme del sistema di governo.

La crisi della democrazia può essere contrastata solo con le risorse e con le risposte di un ritrovato costituzionalismo democratico. Va rimessa in campo una riflessione seria sull’idea di partito: sulle sue forme storiche, novecentesche, sulle ragioni di un’indubbia crisi di insediamento, di credibilità, di appartenenza popolari e anche di eticità dei ceti politici che il partito era chiamato a selezionare. Vanno però preliminarmente a sua volta liquidati tutti i tentativi recenti che, con operazioni culturalmente deboli e politicamente perdenti, hanno teso a liquidare la forma- partito. Questo passaggio è fondamentale per la ripresa di una piena agibilità democratica del sistema politico.

Partiti fortemente insediati sul territorio e capaci di mobilitazione sociale non solo esercitano un ruolo positivo nel processo di decisione democratica, ma sono anche veicoli vincenti nelle competizioni elettorali. Soltanto un rinnovato partito degli iscritti radicato nel paese e capace di autonomia culturale può riattivare le funzioni del rapporto Stato-società assicurando la organizzazione degli interessi collettivi nella prospettiva della decisione pubblica e la selezione delle classi dirigenti sottratta al trasformismo e alle scorciatoie mediatiche. Assolutamente prioritaria è la riforma del sistema elettorale. E’ proprio la legge elettorale il fattore che più di altri condiziona il funzionamento concreto delle regole istituzionali. Una riforma della legge elettorale si impone anche in considerazione di termini più strettamente giuridico -costituzionali (per gli evidenti vizi di legittimità che - come adombrato dalla stessa Corte costituzionale - affliggono la normativa vigente). E’ indispensabile un sistema elettorale che sappia rappresentare (consentendo la scelta effettiva delle persone dei rappresentanti e migliorando la qualità del personale politico) e al tempo stesso rilegittimare le istituzioni evitando un eccesso di frammentazione con l’assunzione di responsabilità politiche chiare di fronte agli elettori.

Gli obiettivi strategici di un rilancio di una politica di massa capace di democrazia non potranno neppure essere sfiorati se non si sconfigge alla radice la grave deriva culturale che, anche a sinistra, ha alimentato in questi anni la retorica della semplificazione e della legittimazione popolare dei governi in un quadro del tutto deformante di democrazia immediata. Un costituzionalismo democratico è oggi una necessità vitale per arrestare il declino civile e politico dell’Italia. La democrazia italiana si trova dinanzi a un bivio: o trova le forze sociali, culturali e politiche per imporre una alternativa di sistema politico o si rassegna alla degenerazione del vivere collettivo e al degrado istituzionale. Occorre, oltre a ponderati interventi efficaci sul terreno delle regole, una classe politica culturalmente ed eticamente attrezzata, che abbia uno scatto di identità e di consapevolezza storica circa i suoi compiti.

Documento presentato dal CRS (Centro per la Riforma dello Stato ) al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 30 novembre 2009

 

Un appello per Rudra

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Un appello a sostegno di Rudra Bianzino, nella speranza che lo Stato italiano si occupi della sua storia

Un 12 Dicembre contro tutti i razzismi!

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Giovani per la Costituzione aderisce alla manifestazione nazionale contro il razzismo organizzata dall’A.N.P.I.

Appuntamento sabato 12 dicembre, alle ore 15, piazza dei Martiri - MIRANO (Venezia).

Il testo dell’appello è scaricabile qui.

Con Libera: niente regali alle mafie!

 

l’appello di libera sui beni confiscati

 

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Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell ‘impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.

 

Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”

 

don Luigi Ciotti

presidente di Libera e Gruppo Abele

 

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Elementari, Watson!

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(1 incontro da 2 ore per ciascun gruppo classe)

17 Scuole elementari distribuite nel territorio del I Municipio di Roma, equivalente al Centro storico della città, hanno richiesto dei nostri interventi singoli, della durata di due ore, che potessero mettere i bambini in contatto con i principali concetti a fondamento della nostra Carta costituzionale. Il progetto ha impegnato l’associazione nei primi mesi dell’anno 2009.

Gli incontri sono stati svolti con il determinante ausilio di materiale grafico, funzionale a rendere immediata nei bambini la comprensione di concetti complessi come quello di democrazia, di uguaglianza, di pace, nonché idonei a stimolare l’immaginazione dei piccoli studenti. A conclusione di ogni lezione si sono, infatti, spinti i singoli partecipanti ad elaborare delle idee che potessero dar vita a piccole proposte di legge da realizzare nel loro quartiere, indirizzate a rendere concreto quanto proclamato in Costituzione.

I ragazzi di Massimina

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(6 incontri da 2 ore con ciascun gruppo classe)

Il quartiere Massimina è collocato all’interno del XV Municipio di Roma. La realtà del posto, da alcuni anni, è caratterizzata da una forte multiculturalità. Nelle classi in cui abbiamo lavorato più del 50% degli studenti è figlio di genitori immigrati da Paesi europei ed extraeuropei.

Il nostro progetto si è sviluppato, quindi, anche con l’intento di avvicinare questi ragazzi, con alle spalle storie di Paesi spesso molto lontani, alla nostra storia.  Il percorso che abbiamo compiuto ha preso avvio con l’inserimento di ciascuno studente all’interno del nostro gruppo di lavoro mediante l’assegnazione di una “carta d’identità” da noi realizzata che lo rendesse membro di quella piccola collettività che, per due mesi, avrebbe da lui preteso partecipazione, iniziative e manifestazione di opinioni.

Una volta introdotti i ragazzi al tema della democrazia, del cosa significhi “Costituzione” e, nello specifico, del cosa caratterizzi la Costituzione italiana e quale sia la sua storia, abbiamo affrontato con loro dibattiti su temi a fondamento della nostra Carta costituzionale, che, nelle loro singole formulazioni, riguardano la realtà di ogni giorno, come il tema dell’uguaglianza, della pace, del lavoro, della libertà religiosa.

Il nostro lavoro si è poi concluso con la realizzazione di un video in cui i ragazzi “raccontano” la Costituzione ai loro genitori, o meglio agli adulti in generale, inserendovi le loro riflessioni, a volte bizzarre, a volte semplici, a volte molto più mature di quanto ci si possa immaginare.

Presentazione libro “I limiti del Potere”

Vi invitiamo ad assistere ad un bel dibattito che si terrà lunedì prossimo.

 

Alla Presenza del Presidente Emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, i professori Stefano Rodotà, Federico Sorrentino, Massimo Luciani e il vicedirettore di Repubblica “Massimo Giannini” discuteranno tra loro e con l’autore di questioni giuridico-istituzionali trattate nel volume di Alessandro Pace “I Limiti del Potere”, Jovene 2008.

 

Lunedì 20 aprile 2009, Aula III Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza Roma, ore 15.15.

Lettera al nonno sulla Costituzione

 

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Martedì scorso Mattia Stella, fondatore e già presidente dell’associazione Giovani per la Costituzione, ha presentato, in un bell’incontro pubblico presso l’ Auditorium degli Archi a Roma, il suo libro “Lettera al nonno sulla Costituzione”, edito dalla Edup, casa editrice legata all’Upter.

È con grande soddisfazione e piacere che vi invitiamo a leggere questo piacevole e intenso lavoro. Dopo ormai quasi 5 anni di battaglie in difesa della Costituzione, con l’intento di rendere sempre più diffusa e amplia la conoscenza della Carta, esce questo progetto editoriale che si presenta come un viaggio attraverso la Costituzione, letta con gli occhi di un ragazzo di 27 anni.  Non bisogna essere per forza dotti studiosi per poter parlare di Costituzione, anzi, come abbiamo sempre sostenuto, è importante che tutti, ed anche e soprattutto i giovani, abbiano a cuore e sentano come cosa propria questo straordinario patrimonio che è la nostra Carta Costituzionale. La Carta è di tutti i cittadini, riguarda tutti, serve a tutti.

In questo libro Mattia attraversa molti temi, e confronta la “lettera” del dettato costituzionale con la “realtà” italiana non sempre rincuorante. Molto spesso quei principi e quei valori della Costituzione sembrano infatti non trovare applicazione pratica nella società che ci circonda. La sfida e la speranza, che emergono dal libro, è proprio quella di far sì che questo avvenga sempre di più, e che il talento e la positiva energia che riempie questo nostro paese possano fargli compiere i grandi passi che esso merita. Facciamo i migliori auguri a Mattia per questo innovativo e fresco tentativo di raccontare quello che un ragazzo prova tenendo in mano la pietra angolare del nostro Stato, e la passione e l’impegno che mette nel suo quotidiano per rendere ancora oggi vivo il desiderio di libertà, di uguaglianza, di pace e di legalità, che i padri costituenti, e la generazione tutta che subì la dittatura e la guerra, vollero regalarci 60 anni fa.

A Belluno con la Carta!

 A Belluno, per parlare di Costituzione. Sabato scorso, insieme all’on. Giovanni Bachelet, Silvia e Flaminia hanno spiegato i principi fondamentali della nostra Carta di fronte ad un’interessata platea di ragazzi e ragazze, nell’iniziativa dal titolo “La Costituzione letta dai Giovani”. L’appuntamento, organizzato dalla Provincia di Belluno con il patrocinio dell’Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell’Età Contemporanea, fa parte di una serie di incontri volti alla diffusione dei principi della Carta Costituzionale alle giovani generazioni. Le ragazze di Gxc, grazie all’on. Bachelet,  hanno consegnato 500 copie della Costituzione ai giovani presenti all’incontro. “Dobbiamo cominciare a leggerla, questa Costituzione, e tradurre in cose concrete cosa c’è scritto in questo documento, che si basa sull’individuo, centro della democrazia”, ha spiegato Flaminia in un passo del suo intervento. Per Silvia, invece, “avere in mano la Costituzione” significa diventare consapevoli dei nostri diritti e veri artefici del nostro tempo”. Un grazie alla provincia di Belluno per questa splendida occasione di confronto su un tema a noi molto caro.

 

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